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Moka

Moka
Nome
Moka
Presentazione

 

Amo la poesia e gli elicotteri.

Sono Perito Meccanico e lavoro in una ditta aeronautica in Svizzera.

Sono nata in un paesino del Lago Maggiore, nel 1982. Sono cresciuta immersa nella natura, tra i fiori e gli animali dell’azienda agricola dei miei genitori.

Ho coltivato la mia passione per la scrittura grazie all’Amore e all’audacia di mia madre.

Mentre il mio tempo é stato scandito dalla presenza magnetica del Lago, calderone di ricordi e segreti che risuonano, tra le vie notturne del paesello, come i campanacci delle barche cullate al vento. Il suo perpetuo e malinconico flusso lambisce la mia mente, é un demone che influisce sul mio inchiostro esaudendo i desideri più profondi:

“Sarò per sempre la compagna vestita di carta, china sull’altare candido dei nostri sogni, incoronata e crocifissa dai madidi desideri del mio demone.”

Sono una sognatrice; dalla natura e, soprattutto, dall’Amore traggo gli insegnamenti per il mio viaggio.

Il mio sguardo sulla realtà - che osservo quasi da estranea - é attraverso la fantasia nella quale mi piace perdermi, con la quale tento di aprire un varco nell’interiorità dei lettori. Mi piace vivere tra i folletti che fanno capolino nel bosco umido e scricchiolante ed i Vampiri che succhiano il nettare della Notte, tra la malinconia di uomini-lupo e dolci e crudeli sguardi di donne-farfalla. Per me la scrittura é un mezzo di comunicazione profonda e di libertà, in cui mi piace lasciare spazio all’immaginazione ed al sogno.

Mi piace coltivare il dubbio in me stessa e nei miei personaggi, per poter vedere la vita da molteplici punti di vista. Amo la pioggia, caratteristica che mi rende malinconica, il suo risveglio é dolce la mattina e come un fiore gioisco del suo arrivo perché mi dona nuove forme e mi rigenera.

Ho partecipato a diversi concorsi letterari, sia con poesie che con racconti brevi, ricevendo discreti risultati, in particolare :

- un terzo posto a Voci per la Poesia di Tortona col racconto breve “Morte del giorno” ;

- secondo e primo posto al concorso G.V.O.Z. di Arona rispettivamente con i racconti brevi “Quell’angelo d’acciaio” e “Finalmente, ancora” ;

Nel 2009 ho pubblicato con la casa editrice Il Filo - Gruppo Albatros il mio primo libro, una silloge di poesie e sei brevi racconti dal titolo “Verrà la Notte, avrà la tua Luce”.

Amo sperimentare, unendo varie forme d’arte, accompagnando la scrittura con fotografie e disegni, o scrivere con altre persone che abbiano la mia stessa passione.

Al momento ho un’altra raccolta di poesie e lettere, pronta nel cassetto, a cui mi piacerebbe dar voce e una raccolta di corrispondenza telematica; inoltre sto scrivendo due romanzi, di cui uno a quattro mani.

 

Aggiornamento del 15-12-2011

Ho pubblicato un secondo libro - questa volta in formato elettronico - l'ebook a 4 mani scritto con WSKS dal titolo Amanti di carta, edito da Eracle.

Amanti di carta é una raccolta di pensieri e poesia tra due amanti d’amore e di carta.
Amarsi sulla carta è forse più facile che nella realtà. La carta è un mezzo immaginario per incontrarsi, per amarsi in una terza dimensione, che può essere più sensuale di una scialba notte d'amore. Questo é il racconto di un amore immaginato ed onirico. Scritto con stile evocativo, questo incontro di carta ha un’aria antica e moderna, sfiora i sentimenti e le cose mai vissute da due amanti inverosimili e affascinanti, come le vibrazioni del cuore sempre uguali e irripetibili nel tempo che verrà.

Potete scaricare QUI l'ebook.


Alcune mie composizioni.

 

Da “Verrà la notte, avrà la tua luce”

 

Ladro

Mastico sogni
dalla nascita;
per un pugno di parole
e rabbia son cresciuta.
In uno sguardo di rugiada
e bosco mi sono persa.
Follia e Amore,
danze e canti
di un poeta maledetto
dalla sua mente.
Son rimasta ad ascoltare
il palpito del mio cuore
allontanarsi, senza vedere
chi fosse il ladro.

 

 

Overdose

Ho domande sul mondo;

sospiri che lacerano le nuvole;

ira che spegne le stelle

e solo il tuo amore mi sorregge fino all’overdose.

 

 

Poeta di una strana mattina

È una strana mattina,

l’aria fresca è calda,

il sole, l'abat-jour sul comodino,

illumina senza accecare…

è uno strano mondo il nostro.

Sì! Ho giocato a nascondino con le mie sensazioni,

a bandiera con i sogni,

il risveglio mi rattrista,

ma mi rende felice del suo evento:

perché non sono freddo

grazie al cielo, la terra e la Luna,

perché tu muovi i miei sentimenti

grazie alle fiamme dell’Inferno,

perché spero nel tramonto vicino

e maledico Satana e i suoi seguaci.

 

 

 

Farfalla

La notte è aliena e mi culla in un altro mondo.

A cavallo del mio destriero posso raggiungere ogni luogo io voglia. Ma mai potrò raggiungere ciò che davvero amo; ciò che mi fa vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Il profumo della notte mi pervade le narici, affluendo nel casco.

La via è cupa e l’asfalto bagnato mi lascia addosso un senso di rabbia latente e di pace incontaminata. Sono libera eppure prigioniera.

Mentre occhi gialli mi scrutano nell’oscurità nera come corvi. Sono brividi di neve lungo la schiena e ricordi di pace e paura custoditi nello scrigno del mio cuore. E sogni, di quando camminavo a piedi nudi nella foresta, su un letto di muschio e con il vento tra i mughetti.

Accelero e i brividi sono briciole, nel mio sangue, cristallizzate; si perdono nella sensazione di vuoto e libertà.

Gli occhi mi seguono sempre. Mi proteggono con audacia e discrezione. Non si allontanano mai da me, nonostante la velocità aumenti.

La strada è solo mia. E l’oscurità è il mio mantello. La distanza alle mie spalle aumenta, mentre le mie domande, i miei propositi, le mie lacrime e le mie speranze si allontanano da me, cancellate dalla mia memoria, e il corpo rimane

attaccato alla materia della mia moto e con essa corro sempre più veloce strappando le vesti alla notte, verso l’alba. Sento sul viso che l’aria è già più tiepida.

Faccio appena in tempo a vedere il primo raggio che trafigge le montagne ancora cupe, mentre un urlo straziante pervade come un’eco ogni cosa. Non ricordo se quella voce fosse la mia. Non ricordo il mio bozzolo e le mie

origini.

Il buio mi avvolge. Questo è il paradiso?

La moto è riversa a terra sull’asfalto crudo che, come un serpente, insidia la natura fino all’orizzonte, cucendo un infinito agli occhi del visitatore. Un casco cupo, un poco più in là, pare appoggiato con cura.

Un uomo è accovacciato nella penombra; l’erba gli solletica i sensi; il suo sguardo è determinato e spaventato. È come se conoscesse, ma temesse.

Gli occhi sono chiusi sul nuovo mondo ed il suo olfatto cattura ogni odore o movimento attorno a sé.

Di scatto apre gli occhi e repentini vagheggiano nell’aria: uno giallo e uno verde.

Si avvicina carponi all’asfalto, cautamente; un fuoco nelle sue mani e subito le ritrae dal cemento. Lo teme, ma sa che deve correre là, dove prima c’era la donna.

In ginocchio, singhiozza sul casco nero. Non è pioggia sull’opacità perfetta e fredda rotondità dell’involucro.

L’oscurità m’avvolge come un mantello per il suo eroe. È come uno scrigno che contiene i segreti di un amore, nessuno lo può avvicinare, se esso non vuole essere trovato.

Il mio scrigno è di pelle e dita leggere che si aprono al mio tocco leggero di ali di farfalla. Il mio lupo-uomo mi tiene tra le sue mani tremanti, che temono di aggredirmi e si aprono come un fiore, mentre spicco il volo ed incontro i suoi

occhi d’oro e brace; limpidi come una fonte di vita; umidi d’amore, che oltre quello sguardo non è libero di esprimersi.

Così volo via. Maledetta me e libera farfalla.

 


Demoniaco Amore

La stanza era stata dipinta di blu. E le sue mani ne erano ancora intrise.

Con lei aveva dipinto l’Amore in quella stanza, satura dell’odore della vernice.

Il profumo di caffè e brioche estasiava le sue narici, ma non lo appagava appieno, mentre attendeva qualcosa dal silenzio che lo divorava dentro, seduto ad un bar a pensarla, tamburellando con le dita sul legno cupo del bancone. Cupi erano i suoi desideri.

E i suoi occhi di pirata erano fissi sulla barista, imbarazzata, per quello sguardo profondo che l’osservava inconsapevolmente, perché la sua mente era altrove.

Ancora accarezzava la sua pelle bianca, e la inseguiva sulle linee sinuose della schiena e delle spalle e sulle rotondità perfette dei glutei. Morbide carezze e baci leggeri ed infuocati. E gelidi i suoi occhi albeggiavano sui fianchi spigolosi e

delicati di lei. E precipitavano nella valle del suo ombelico. E subito risalivano al suo petto, con dolci passi trasformati in baci, piccoli saltelli di un demone che affondava le sue labbra amare, bagnate da lacrime traditrici.

Nel silenzio del funesto ed imminente giorno, ricordava la vela bianca che tagliava la stanza blu; lo riportava alle ali della donna che si era nutrita del suo cuore, prima di strapparglielo con gli occhi tumultuosi, le cui pupille non esistevano, se non come minuscole isole perdute volanti in un azzurro terso cielo troppo lucente per esistere davvero.

Aveva incontrato lo sguardo di una creatura demoniaca: gli angeli le avevano dato l’aspetto e i demoni la vita in un incrocio di satanica bellezza. Per castigarlo per sempre nell’oblio di un addio tanto dolce quanto disperato.

Lui le aveva venduto l’anima; se l’era fatta portare via in quello sguardo. Senza dubitare l’aveva lasciata andare. Eppure la pace lo pervadeva, anche se quella sapeva sarebbe stata un’eredità tremenda da affrontare. Per sempre, anche quando avrebbe chiuso gli occhi per non esistere più, lui solo sarebbe stato l’unico pensiero per quella donna e per il suo demoniaco amore.

La ricordava appoggiata alla sua vela, pronta per volare via senza preavviso, al primo sospiro di Vento, perché lei era nata per andarsene e tornare come le onde del Mare, per alimentare ogni istante sentimenti d’amore e rabbia, nel suo petto, senza più cuore per combattere.

Era ancora seduto al tavolino del bar, in cui era capitato per caso, e già i suoi profili di demone, nella nuova trasformazione, lo facevano apparire diverso agli sguardi della gente, e più intrigante agli occhi giovani di ragazze. Ma lui non se ne curava. Non avrebbe mai più potuto.

Quello sarebbe stato il suo ultimo giorno da uomo: chiese Amore e la Notte gli donò nuove forme.

 

 

Inediti

 

Errante

Libera, vivo ai confini della fantasia,

oltre quel luogo onirico,

nella realtà sono acrobata delle sensazioni terrene.

Sono carne e temo l’abbandono,

lo temo da quando, per mano mi ha condotta alla rovina

e sono rinata più tenue.

Solo le mie parole impalpabili

sono destinate a questo amore,

che è fatto di profili di carta e lacrime d'inchiostro.

Le mie sensazioni ed i baci, solo immaginati,

sono i figli di un amore scricchiolante

e fragile come la poesia.

La mia anima è errante terra di carta,

vibrante sotto passi d’inchiostro.

 

 

Ballo in maschera

Squali si travestono da pagliacci.

Polpi agguantano marinai,

trascinandoli nell’oblio del mare e delle false promesse.

 



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Opinione inserita da Visitatore    18 Novembre, 2011

Super Moka! evviva , conosco una celebrità!

 
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