Emilio VavarellaNome EMILIO VAVARELLA Presentazione Emilio Vavarella è un giovane e poliedrico artista. Nato nel 1989 a Monfalcone, nel Friuli-Venezia Giulia, Emilio è cresciuto tra il nord e il sud dell’Italia traendo stimolo dalle contraddizioni del suo paese. Diplomatosi in Sicilia come disegnatore di architettura e arredamento ha poi studiato storia e critica d’arte al DAMS di Bologna. Attualmente studia Produzione e Progettazione di arti visive al corso di Laurea Magistrale dell’Università IUAV di Venezia. Emilio è un artista interessato ad esplorare le possibilità creative dei media aldilà delle loro forme tradizionali. In ogni lavoro è ravvisabile un rapporto tra due opposti: ordine e caos, logica e illogicità, individualità e collettività, spiritualismo e materialismo. Da circa un anno si interessa di Arte Relazionale, coinvolgendo spettatori o altri artisti nei propri lavori. Ha collaborato come consulente per varie realtà artistiche e vinto premi come fotografo, film maker, poeta ed artista visivo polivalente.
Abbiamo intervistato Emilio per conoscerlo meglio e più da vicino sia a livello personale sia nelle sue motivazioni artistiche. Emilio è anche il primo artista a entrare nel neonato K-Talent Club di KreaThink.
G. Ciao Emilio, nonostante la tua giovane età hai già un curriculum artistico di tutto rispetto. Ti va di raccontarci un pò il tuo percorso evolutivo? Chi sono stati i tuoi maestri e i tuoi riferimenti artistici? E. Ciao Giuliano, intanto grazie per avermi accordato questa possibilità di parlare un po’ di me all’interno del tuo sito. Vorrei tenere un profilo basso rispetto alle interviste del passato, quando ero un giovane euforico convinto che l’arte fosse la mia personale pietra alchemica ( che – un po’ come da innamorati – sembra trasformare quel che si tocca). Più il mio curriculum come dici “diventa di tutto rispetto” più penso di essere ancora lontano dagli obbiettivi che mi sono dato e scopro la necessità profonda di essere modesto. Ciò che si legge nel curriculum è il frutto di poco più di un anno di intenso lavoro artistico, di partecipazione a diversi concorsi solo per non tenere tutto chiuso in un cassetto (ormai troppo affollato) in modo da testare la mia bravura, semmai ce ne fosse, sottoponendola al giudizio altrui. Mi sono dato alcune regole ferree: investire nei miei progetti esclusivamente i soldi vinti con premi d’arte, partecipare esclusivamente a concorsi gratuiti perché non credo nei concorsi con iscrizioni alte e critici a pagamento, non esporre in certi tipi di galleria. In ogni caso non si è sempre trattato di un percorso fatto di soli successi, ma piuttosto di piccoli successi e piccoli fallimenti. Nel 2010 ad esempio avevo cominciato con una piccola casa di produzione bolognese un documentario sul mio lavoro, una sorta di “ritratto dell’artista da giovane”. Con tanto di presentazione dei miei lavori al corso di Metodologia della critica d’arte del prof. Alfredo De Paz all’Università di Bologna, lottando per inserire la mia ottica contemporanea in un corso prevalentemente modernista, interviste sparse a colleghi, collaboratori e amici e intervista in Sicilia ai miei genitori con riprese della “casa dell’artista da molto, molto giovane”. Il tutto doveva terminare con un’ esposizione al Centro Congressi di Parma, con un premio su Arte e Scienza, ma la cosa non è andata e all’ultimo momento il progetto si è arenato, documentario compreso. Spero di terminarlo prima o poi. E’ scontato dire che l’importante è imparare da queste occasioni trovando ugualmente il modo di superare gli ostacoli, ma metterlo in pratica concretamente richiede concentrazione e una costante determinazione. Il mio modello di artista di riferimento è la coppia Massimiliano GioniMaurizio Cattelan, e dico coppia proprio perché sono convinto che essere solo un artista non serva a molto, senza una stretta relazione con un critico, che nel caso citato era diventata una sorta di simbiosi mutualistica. Essendo ancora in attesa di un critico tanto capace ( ma anche un po’ meno ) ho cercato di svolgere il ruolo di artista e critico-curatore di me stesso, rinunciando ad essere obbiettivo. Altri autori che hanno avuto peso nella mia formazione sono stati il filosofo spagnolo José Jimenez, autore di “Teoria dell’arte”, dove si auspica un futuro artistico governato da relazionalità e multimedialità e il volume “La relazione estetica” del filosofo francese Gerard Genette. Sono stati fondamentali “Scienza della cultura e fenomenologia degli stili” di Renato Barili e il metodo anceschiano di lettura delle poetiche artistiche portato avanti per anni da Luciano Anceschi a Bologna. Infine altri autori che ho apprezzato sono stati la coppia Dal Lago-Giordano e Francesco Bonami. E’ difficile stilare una lista dei miei referenti, quasi più teorici che artisti, ma devo citare la rivista Flash Art; in particolare gli scritti di Giancarlo Politi e Pierluigi Sacco che non mi perdo per nessun motivo. Alla fine tutto questo mi è tornato utile nella mia Tesi di Laurea: Autonomie e eteronomie dell’opera di Maurizio Cattelan e nel lavoro che faccio quotidianamente come artista.
D. Guardando il tuo “portfolio” si nota immediatamente come la tecnologia rivesta un ruolo fondamentale: non mero strumento o attrezzo creativo ma vera protagonista e fonte d’ispirazione se non co-autrice, come nei tuoi “Relational Works” Addirittura collaborano con te degli ingegneri. Spiegaci come nasce in te il processo di creazione di un’opera. Si la tecnologia riveste nella mia arte un ruolo decisivo, quasi sempre. Il processo di creazione è molto complicato, o forse è semplice ma non lo capisco. L’arte è sempre stata legata a doppio filo con la tecnologia del suo tempo, oggi per me è normale che la componente tecnologica sia presente all’interno della produzione artistica. Inoltre l’arte deve fornire una chiave di lettura sul mondo, e penso che leggere un mondo tecnologico, materialista e con sprazzi di idealismo sia più semplice attraverso questo tipo di opere. L’arte è un universo contemporaneamente idealista e materialista, proprio per questo è così affascinante. Non a caso arte e scienza stanno progredendo tanto velocemente da lasciare spesso preoccupati riguardo sviluppi futuri e potenziali catastrofi. Riguardo gli ingegneri, si trattava di realizzare un software ( Color Count ) capace di trasformare i numeri in colore, una mia ossessione fin dalle elementari. E’ stata la mia prima opera relazionale aperta all’interazione col pubblico. Attraverso due computer chiunque poteva cimentarsi con il software che trasformava i numeri in colore, scegliendo personalmente gli abbinamenti colore-numero. Ma era più una questione di convenienza pratica, e non di poetica. Lavorando con opere piuttosto complesse è naturale per me avvalermi delle competenze specifiche di specialisti di vari settori, siano ingegneri del software o musicisti, naturalisti o politologi. Solitamente parto con una idea, mi documento, e poi la accantono in attesa del momento giusto. Poi si presenta l’occasione, in qualche modo trovo le persone giuste e completo il progetto. In modo analogo sono entrato a far parte del QuantumArtGroup coordinato da Roberto Denti, all’interno di LRE/EGO-CreaNet diretto dal prof. Paolo Manzelli (Università di Firenze) e sono felice di svolgere da poco il ruolo di responsabile per la partecipazione ai progetti del GAI (Giovani Artisti Italiani di Torino). Attraverso i concetti di arte quantistica stiamo cercando di comunicare una nuova idea di realtà, basata appunto sulla fisica quantistica e le nuove scoperte scientifiche. Ad esempio il progetto “Arte Quantistica e Scienza per un Nuovo Rinascimento" è stato selezionato da Italia degli Innovatori - Presidenze del Consiglio dei Ministri come eccellenza italiana nel campo dell’innovazione e il nostro gruppo sarà presente nel Padiglione Italia a Shanghai dal 29 ottobre al 5 novembre 2011.
(Vedi immagini nella Gallery al fondo della pagina)
G. Hai fondato l’associazione che porta il tuo nome EMI.LI.O.-V.AVA.REL.L.A. Quali sono i suoi obiettivi e quali progetti ha in corso al momento? E. Sinceramente temo il rischio di parlarne come di una travolgente novità che rivoluzionerà il mondo dell’arte; la tentazione è forte, ma si tratta di una mia modesta idea che evidentemente ha trovato terreno fertile e le giuste condizioni ambientali per crescere e svilupparsi. Inoltre non è una realtà consolidata nel tempo, ma una recente scommessa personale che continuerà ad evolversi solo fintato che altri vi riverseranno la propria energia. E’ un po’ come Facebook o lo stadio: un contenitore che può divenire spettacolare solo se c’è qualcuno disposto a entrarci e spenderci del tempo. EMI.LI.O.-V.AVA.REL.L.A. propone la realizzazione di diversi progetti di Arte Relazionale divenendo un punto di contatto tra Artisti: tutti i progetti nascono da una mia idea e vengono sviluppati da altri artisti. L’idea è quella di “rinascere” attraverso questa entità informatica, fondata il giorno del mio 22esimo compleanno, cercando di capire se l’unione fa la forza anche nell’arte. In effetti credo proprio di si, il gruppo di Arte Relazionale è cresciuto moltissimo e oggi conta quasi un centinaio di iscritti che collaborano attivamente. Può essere definita una associazione ma ha uno status realmente ambiguo. Si tratta di qualcosa di nuovo: è strutturato come un’organizzazione, ha le caratteristiche di un collettivo artistico molto esteso e sviluppa i progetti ideando contenuti sperimentali come un laboratorio. La trans-stilisticità degli artisti coinvolti, la trans-medialità e trans-linguisticità dei progetti, il carattere trans-storico del tutto non possono che trovare riscontro in una realtà organizzata in un modo nuovo e plastico basato sulle idee che hanno rivoluzionato la nostra società: in primis il concetto di social media. Il mio nome non è semplicemente il nome del gruppo ma un acronimo che significa “Eminente Libera Organizzazione, Vera Avanguardia Relazionale Laboratorio Artistico” dove ( in un modo un po’ pomposo, lo ammetto ) ogni sostantivo ne evidenzia una reale caratteristica. Ogni partecipante diventa parte di un qualcosa di più ampio senza perdere la propria autonomia e individualità. Diviene una sorta di piattaforma in cui un qualsiasi numero di artisti relazionali può lavorare. L’autore diventa quindi una collettività eterogenea e mutevole, ma pur sempre riconoscibile nell’apporto di ogni singolo. Sono molto attento a questo aspetto critico e ho appena aperto il Blog per dare la possibilità a tutti di esprimersi in modo pubblico e libero. Partecipare è assolutamente gratuito e la partecipazione offre una luna serie di vantaggi a tutti gli artisti selezionati ricambiando la loro collaborazione. Per il progetto “Lì C’è Arte”, che consiste in una serie di interventi urbani collegati tra loro, stanno collaborando da tutta Europa in tantissimi, tra cui Sergio Luongo con una collaborazione da Parigi e Matteo Rebuffa dalla Lituania e da Riga, Valentina Fabbri da Riccione e Ravenna, Same Uno, Luca Merini, Roberto Perocco, Massimo Gioviale e Sebastiano Benegiamo in tutta Italia. Ed anche Londra e Barcellona sono in programma . Per il progetto “Delegato Sezionato”, hanno collaborato 64 artisti italiani: Elisa Cantarelli, Alessandro Cimbali, Pellegrino Capobianco, Miriam Tomaciello, Alessandra Zarlottin, Marco Bertucci, Matteo Rebuffa, Alessia Magliaro, Michela De Petris, Matlakas, Roberto Perocco, Ramesh Oneto, Antonio Cagnazzo, Nastia Rachetto, Alex De Zan, Renato Belluccia, Maria di Cosmo, Gloria Recanatini, Segato Samuela, Sergio Luongo, Tiziana Leopizzi, E.L.G.E.L.G., Fulvio Ioan, Rocco Gibilras, Marco Baj, MAMAstudios, Kerstin Faltner, Egle Giuliani, Marilina Marchica, Adriana Egocentrika, Giuseppe Papaleo, Cinzia Stalteri, Eugenio Bucci, Paolo Spertino, Madame Decadent, Francesca Arsi, Igor Dinuzzi, Valentina, Delia Pistoia, Tommaso Aiello, Jason Balducci e Daniela Serrano, Chiara Fassari, Elisabetta Antonelli, Laura Gigli, Andrea Dalla Barba, Elisa Roggio, Linda Ferrari, Lara Pignotti, Guido Capitani, Debora Garritani, Marilisa Spironello, Tiziano Fracas, Chiara Bovolato, Maurizio Imperatore, Eleonora Paparella, Nicola Salotti, Elisabetta Antonelli, Doriana Guadalaxara, Adriano Distefano, Tatiana Cavallaro, Fabio Laporta, Daniele Lenuso, Mariagiulia Nozzi. Ognuno di loro ha eseguito un’opera d’arte su un tassello che è stato ritagliato di un’immagine più grande di cui solo io ero a conoscenza. Infine le opere riavvicinate tra loro hanno ricomposto l’immagine originale, ancora intuibile sotto l’apporto singolo e originale di ciascuno di essi Altri artisti hanno già accettato di partecipare ai “nuovi progetti di scultura, scrittura e ritrattistica” e mi permetto di citare solo coloro i quali hanno già fornito il loro apporto concreto ai vari progetti, sperando di non fare torto a tutti coloro che si sono aggiunti nel tempo intercorso tra questa intervista e la sua pubblicazione: Clarissa Barone, Annalisa Lenzi, Ennio Zangheri, Roberta Calò, Giovanni Bosica, Anna Laura Monzi e Annamary Gasperini.
G. In particolare ti chiederemmo di spiegarci meglio il concetto di Arte Relazionale che è alla base del suo manifesto artistico. La nozione di “Arte Relazionale” nasce nel 2001 con libro Esthetique relationelle del critico Nicolas Bourriaud e si riferisce a tutte quelle espressioni artistiche che si manifestano attraverso la relazione tra individui: ovvero interattività e convivialità. Lo scopo è di favorire modelli di esistenza aggreganti in nuovi luoghi della socialità ed oggi, attraverso l’iperinterattività offerta dai mezzi di comunicazione sempre più potenti e diffusi e le nuove modalità di relazione introdotte e proposte dai social-network questo tipo di arte può trovare infinita linfa vitale e infiniti sviluppi. L’arte relazionale si differenzia perché sviluppata secondo processi completamente diversi e spesso a distanza, ( quindi non ho bisogno di una sede per l’associazione ma di uno Staff dislocato in vari luoghi, così come preferisco una connessione internet veloce ad uno studio aromatizzato alla trementina). Arte Relazionale significa quindi relazione tra artisti ma anche rapporto diretto con il "nuovo spettatore", significa rapporti umani, risultati concreti, impegno sociale.
G. Spiegaci più da vicino qualche tua opera a cui sei più legato. E. In realtà non penso di essere particolarmente legato ad una mia opera, non più di quanto lo sia alla mia bicicletta, alle mie vecchie videocassette della Disney o ad un giocattolo di quando ero bambino. Al contrario soffro della sindrome “Da Vinci” come era stata ipotizzata da Sigmund Freud nei suoi Saggi sull’Arte, la Letteratura e il Linguaggio. Leonardo era incapace di prendersi cura dei suoi lavori non appena ultimati, trascurandoli o non curandosi del loro destino e spesso non li completava neppure, totalmente preso da una nuova ricerca, scoperta, passione. Se dovessi seguire solo l’istinto farei sempre esattamente la stessa cosa, per questo mi sono dato regole ferree.
G. Quale è la situazione dell’arte contemporanea in Italia, soprattutto per un giovane artista emergente come te? E. Ho paura che questa domanda possa portarmi troppo lontano, in un terreno scomodo e spinoso. Artisti bravi in giro non ce ne sono moltissimi, bisogna saperlo ammettere. Il nostro paese è terribilmente indietro nel campo dell’arte contemporanea per motivi risaputi che non voglio ripetere. La critica è quasi scomparsa, perché ha smesso di esercitare davvero il ruolo di critica seria sul lavoro degli artisti, che pertanto non migliorano spronati dalle giuste critiche che invece dovrebbero ricevere. Si è trasformata in una professione dove se l’artista non piace non se ne parla, se piace lo si fa con paroloni, a volte incomprensibili, a volte dicendo ovvietà in modo elegante. C’è da dire che di critica non si vive in Italia, pertanto è quasi un hobby per molti, tranne pochi atri, mentre i blog sull’arte svolgono il ruolo che fu del critico un tempo, minandolo con poca professionalità. Artisti bravi scappano all’estero ( ma se lo fanno le aziende e gli scienziati cosa dovremmo aspettarci? ) idem i curatori, mentre qui per emergere c’è una trafila lunghissima di piccole tappe da raggiungere, scendendo a compromessi troppo spesso. Spiccano alcune realtà davvero encomiabili, come al solito in un paese dove tra tanto marcio brilla sempre qualche stella. Personalmente credo che la situazione critica possa anche essere una opportunità per realizzare qualcosa di buono, amo le contraddizioni (forse perché ho passato metà della vita al Nord e l’altra al Sud scontrandomi con due micro-mondi agli antipodi) e sono convinto che dagli ostacoli e le situazioni controverse si tira fuori il meglio e la forza di volontà.
G. I tuoi progetti futuri? Voglio completare tutti i progetti di Arte Relazionale insieme a tutti gli artisti del gruppo, realizzando delle esposizioni itineranti in Italia esponendo il risultato del nostro lavoro, con molte nuove collaborazioni sempre più in grnade. Del futuro più lontano invece preferisco non parlarne, credo in una combinazione di equilibri energetici secondo cui è preferibile restare concentrati sulla rotta da seguire, onde non smarrire la bussola in queste acque ingannevoli.
Grazie mille per l’intervista Giuliano e in bocca al lupo anche a te con il tuo splendido progetto Kreathink! Sono certo che le nostre strade torneranno ad incrociarsi molto presto!
G. Grazie a te Emilio per i tuoi complimenti, che contraccambiamo, e per l'intervista ... E auguri per la tua carriera artistica che supporteremo costantemente con il nostro K-Talent Club! Link al Blog GalleryRecensione Utenti
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