(Nota biografica della Dott.ssa Ambra Matto)
Nata a Borgomanero il 13 aprile del 1976, Elisabetta Rosso è da sempre – per chi le è vicino – semplicemente “Betta”.
Da subito Betta si dimostra bambina e poi ragazza gentile, riservata e risoluta, che con gli anni diventa una donna gentile, riservata e risoluta. Anche tra le sue passioni si mantiene, nell’evoluzione anagrafica, una ferma coerenza. Ed è tra esse, manco a dirlo, la fotografia, a segnarla più di ogni altra.
A 13 anni i rullini cominciano a fare i conti con la sua fervida immaginazione. Sono trascorse poche settimane dal giorno in cui suo padre le ha regalato una Pentax che, durante un viaggio, lei comincia a scattare fotografie a strade minori; intanto però immaginandosi su una Route americana.
Vent’anni dopo, su una di quelle Route, proprio ripensando a quelle strade minori, Betta ritrae un angolo e una curva inseguiti a lungo. E’ consapevole dell’origine di quello scatto, e di come in esso si concluda un lungo viaggio, perchè possa iniziarne subito uno nuovo. Infatti è proprio in quel periodo che la sua vita cambia: da “commerciale” nel settore dell’information tecnology, quale forse si immaginava sui banchi del Politecnico di Torino (dove otterrà la laurea in
Ingegneria Elettronica) sceglie di ESSERE FOTOGRAFA: quale già era, si sentiva e soprattutto sentiva che sarebbe stata, per sempre, quando era una studente del Classico. Piena di sogni, come è giusto essere al Liceo.
Betta realizza così il proprio sogno e con esso coniuga i tempi, e gli spostamenti, della sua vita.
Il viaggio, il percorso, anche sotto forma di ricordo e di ritorno, diventano infatti uno dei temi più frequenti del e nel suo stile; come del resto sono, da sempre, un tratto distintivo del suo essere persona.
Nata fotografa nel 2010 (ma con alle spalle un diploma in Storia e Tecnica della Fotografia presso l’Istituto Belle Arti di Vercelli) in poco più di un anno Betta ha già raggiunto numerosi traguardi, che la rendono assai più che una promessa in questo, pure affollato settore. Alcune sue fotografie sono state selezionate e pubblicate da importanti testate (tra le altre: Vogue, National Geographic, Fotografare, Lonely Planet) e a fine 2011 si è aggiudicata la Menzione d’Onore al Concorso indetto dalla prestigiosa casa editrice Polaris (nella categoria Wild Life).
Riconoscimenti e premi a parte, Betta vive la sua professione con l’impegno e l’entusiasmo che si deve al quotidiano. Ogni giorno si può incontrare Betta presso il suo Studio in Via Galileo Ferraris a Vercelli, alle prese con i tradizionali servizi; oppure impegnata in reportage di matrimonio. Oppure, ancora, ospite di qualche rassegna fotografica, oltre che docente in workshop di formazione e perfezionamento.
Quando può, ma questo si è già detto, Betta parte. Le sue sono, in genere, vacanze di lavoro.
All’inizio del 2009 vola in Brasile per alcune settimane: ne nasce un libro, “Cristinapolis”, ed una omonima mostra che viene inaugurata alla fine di quello stesso anno a Piossasco. Nell’estate del 2011 è appunto in Islanda che nasce lo scatto che vincerà il premio Polaris.
E proprio in mezzo a questi due viaggi c’è quello africano, in Kenya, che origina il libro “PhotogrAfrica” e la mostra recentemente inaugurata in Vercelli.
La cosa curiosa è che quest’ultimo viaggio è la “luna di miele” di Betta e di suo marito, Gianluca Nostro, che condivide con lei la vita e l’obiettivo. Quest’ultima curiosità, tuttavia, Betta – in quanto bambina, poi ragazza, poi donna riservata e risoluta – non avrebbe voluto che fosse rivelata.
Ma siccome è anche gentile, e tollerante, ci siamo presi volentieri questa libertà.