ZeframNome ZEFRAM Presentazione Biografia breve Fisico classe 1960, Enrico De marinis, in arte Zefram, è stato docente presso l’Istituto Universitario Navale di Napoli ed attualmente è coinvolto in diversi progetti Europei sulle telecomunicazioni. Ritorna a fotografare nel 2006, dopo un lungo periodo di rifiuto totale della fotografia utile a liberarsi dagli stereotipi del linguaggio visivo convenzionale. Negli ultimi tre anni ha esposto (solo su invito) in diverse mostre collettive e personali (Milano, Roma, Brescia, Lucca, Pescara) e suoi portfolio sono stati pubblicati da riviste del settore Francesi ed Italiane (AZart-photographie, Reflex, Fotografare, Fotocult, Fotocomputer). Non partecipa mai a concorsi o contest, negando alla fotografia una qualsivoglia valenza competitiva.
Informazioni sulla ricerca fotografica di Zefram Zefram ritorna a fotografare nel 2006, dopo oltre 12 anni di rifiuto totale della fotografia, necessario per focalizzare la propria ricerca espressiva e soprattutto per liberarsi della ricerca meramente estetica, volta a coagulare il consenso (“fotografare per piacere agli altri”) per riuscire a realizzare immagini “per comunicare agli altri”, a prescindere dalla loro valenza puramente estetica. Zefram ritiene che la fotografia si presti più delle altre forme di comunicazione figurativa alla rappresentazione simbolica di stati onirici, emotivi ed irreali, soprattutto perché la fotografia - concettualmente associata alla rappresentazione del "vero" - trasporta l’irreale verso un più profondo e concreto livello di percezione, dando corpo concreto al surreale ed all’onirico, costruendo una realtà alternativa, tanto impossibile quanto realmente tangibile. Le immagini create da Zefram sono spazi psichedelici, rivelatori di una condizione mentale ed emotiva sospesa, che attentano agli stereotipi della verosimiglianza e disorientano chi guarda. La ragione chiede di cedere il passo. E non si tratta di inconscio automatico, in senso surrealista, gli stati emotivi sono cose concrete delle quali si ha consapevolezza, perché si sentono, si toccano, è un ignoto ancora inesplorato, ma già riconosciuto. Inquietudini, ossessioni, solitudini...vuoti. Lo spazio di dentro è un luogo rivelatore e silenzioso, ha volumi nitidi ed ha bisogno di reiterare i propri elementi. Il rumore lo fanno i colori, che si oppongono, si completano, rimbombano, che riempiono gli occhi e catalizzano le reazioni. Lo spazio di dentro ha bisogno di luce vivida, di disordine congelato, di tempo sospeso. Per realizzare questi spazi onirici e psichedelici, Zefram parte dalla realtà, ne usa i luoghi e gli oggetti. Le forme degli umani, spaesate, sono capaci di rivelare quel che è vero, rispetto alla mistificazione del mondo che si accredita come oggettivamente certa. Ed anche il modo di operare dell’autore è il più “reale” possibile. Per prima viene la visione, a seguire il progetto e la logistica per realizzarlo, perché le sue fotografie, malgrado le apparenze, sono esito di una fase di preparazione e ripresa accurate in senso maniacale e di un processo molto meno significativo di post-produzione. Arriviamo al paradosso definitivo e concludente: non c'è invenzione digitale nelle immagini di Zefram, ciò che si vede è stato lì ... nella realtà. In questa ottica, le immagini di Zefram non ritraggono la realtà in modo più o meno creativo, ma, attraverso la creazione di sculture effimere, la modificano, la plasmano e quindi costruiscono ad-hoc una realtà fittizia, onirica e simbolica che è sempre una rappresentazione cifrata di inquietudini, tensioni interne, paure, velleità, ossessioni o rimpianti. Link al Sito Link Pagina Facebook GalleryRecensione Utenti
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