Pensate di poter dire la vostra sul piano regolatore della città in cui vivete. Anzi: immaginate di essere proprio voi a deciderne lo sviluppo, stabilendo dove costruire nuove case, dove far sorgere negozi e centri commerciali e quali spazi dedicare a parchi, giardini e magari a qualche orto urbano, ultima e sempre più affermata frontiera delle metropoli del terzo millennio. Vi piacerebbe? A noi molto. Ecco perché quando abbiamo letto del progetto dello studio olandese MVRDV abbiamo voluto saperne di più: battezzato DIY Urbanism – dove la sigla DIY sta per ‘do it yourself’, ovvero ‘fai da te’ – questa strategia di sviluppo urbano rappresenta un unicuum nel suo genere, perché (quasi) interamente in mano ai cittadini.


L’esperimento coinvolge la cittadina di Almere Oosterworld, nei Paesi Bassi, dove MVRDV, l’amministrazione locale e la Governmental Real Estate Development Agency hanno deciso di lasciare il pallino del piano regolatore agli abitanti, invitandoli a pensare l’ampliamento di quartieri e sobborghi in base alle loro specifiche esigenze. Un’idea che nella mente dei promotori dovrebbe portare alla realizzazione di un progetto dove lo sviluppo urbano è organico e flessibile, in grado cioè di evolvere di pari passo con le esigenze dei singoli e della comunità, senza limiti di tempo. Il DIY Urbanism è infatti pensato continuamente in fieri, proprio per rispondere a ogni tipo di mutamento, tanto dei luoghi che delle persone. Come spiegano i responsabili dello studio MVRDV: “rappresenta una rivoluzione nello sviluppo urbano olandese per il modo in cui prende le distanze da quanto previsto dal governo e invita a una crescita organica della città, all’interno della quale le iniziative dei singoli sono le benvenute e gli abitanti posso creare i loro quartieri prevedendo la presenza di verde pubblico, orti urbani e strade“.
Insomma, le basi di quelle città a misura d’uomo sognate e invocate dalla più parte delle persone, ma quasi sempre sacrificate alle ragioni del business se non della speculazione edilizia e dell’abusivismo tout court. Con un piano regolatore in mano ai cittadini, intesi come comunità di pari dove i diritti della maggioranza prevalgono su quelli dei singoli, il rischio di cementificazioni spregiudicate e di deturpamento del paesaggio si attesta infatti su valori prossimi allo zero. Tuttavia, per evitare che gli interessi di qualcuno possano avere il sopravvento, il funzionamento del DIY Urban è concepito perché il suo avanzamento sia organico anche negli intenti. Il progetto infatti prevede che la comunità sia il ‘driver’, ma che MVRDV sia l’organizzatore, un giudice super partes in grado di verificare, validare e/o bocciare la fattibilità delle varie proposte che, da parte loro, devono rientrare entro parametri specifici, fissati ab origine.


DIY Urban, infatti, è un canovaccio – con caratteristiche predefinite – all’interno del quale i cittadini possono comporre il proprio quartiere nel rispetto di determinati parametri. Lo sviluppo pensato da MVRDV deve tener conto, infatti, di una superficie complessiva di 43 km2, da suddividere in modo tale che alle imprese tocchino 1.35 Km2, agli uffici 0.2 e al verde da trasformare in nuovo paesaggio 4, in modo da garantire la presenza di 15 mila abitazioni e 26 mila posti di lavoro. Ma non solo. Il 59% della nuova Almere Oosterworld dovrà essere dedicato all’agricoltura urbana – che dovrà fornire alla città il principale apporto di frutta e verdura – mentre il 18% alle costruzioni, l’8% alle strade, il 13% al verde pubblico e il 2% all’acqua. Una pianificazione rigorosa, che prevede anche che i singoli contributors nei loro progetti includano adeguati piani di gestione delle risorse, produzione e (ri)distribuzione di beni e servizi e smaltimento rifiuti: la crescita di quartieri e sobborghi, infatti, non deve essere improntata all’utopia, ma a una reale fattibilità.
Last but not least, all’interno di queste specifiche indicazioni di progettazione, lo studio promotore dell’iniziativa ha inserito anche una precisa strategia di sviluppo che prevede che la collettività agisca in modo tale da rafforzare il proprio senso di appartenenza. Un obiettivo che per MVRDV si concretizza nella realizzazione di spazi come aree ricreative di vario genere, campi da golf, orti urbani e ‘villaggi’ dove la comunità possa ritrovarsi e perseguire un fine condiviso, rappresentato dal suo stesso benessere.
Nelle intenzioni dei suoi promotori, la nuova Almere Oosterworld dovrebbe vedere la luce nel 2030 – anno per il quale proiezioni statistiche ipotizzano una popolazione complessiva di 100 mila abitanti e un numero di posti di lavoro oscillante intorno alle 60 mila unità – tuttavia questa data non significa la fine dello sviluppo della città nè del progetto DIY Urban. Nell’ottica di una crescita demografica continua e di una conseguente necessità di ampliamento degli spazi preesistenti, l’iniziativa lanciata da MVRDV dovrebbe infatti continuare a ispirare un’evoluzione organica, segnando di fatto la nascita di un nuovo modo di concepire lo sviluppo urbano, non più fondato su rigide direttive dall’alto, ma sulle necessità ed esigenze di chi la città, il quartiere, li vive dal di dentro.
Image credit: MVRDV
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