Eterosessualità, questa sconosciuta

La copertina del libro di Hanne Blank, in vendita su Amazon (in inglese)

Anche se secondo l’università inglese London School of Economics il peggior giorno della settimana è il martedì, ciò non toglie che il lunedì sia di sicuro quello in cui è più difficile carburare. Rimettersi al pari con il mondo non è affare da poco e nello scorrere le notizie del mattino c’è sempre il rischio di perdersene una interessante per scarsa lucidità: esattamente quello che stava per capitarci oggi. Mentre cercavamo faticosamente di riprendere contatto con la realtà lavorativa, annaspando nella quantità spropositata di servizi sul Super Bowl (e non solo sportivi, badate bene, anche e soprattutto di costume, tipo: come trasformare il Super Bowl in un evento ‘green’, i 10 cibi che non possono assolutamente mancare davanti alla tv, gli spot più belli della trasmissione e via dicendo, all’infinito), ci è caduto l’occhio su un editoriale di Good il cui titolo proclamava senza mezzi termini che di eterosessualità non sappiamo un bel nulla.

Sul momento la cosa non ci ha colpito particolarmente, anzi, per dirla tutta, non ci ha neppure sfiorato, però quando il caffè ha iniziato a fare effetto e siamo rientrati in possesso dei nostri neuroni, siamo tornati sui nostri passi e abbiamo trovato una notizia non solo interessante, di più: illuminante. Una certa Hanne Blank – storica, scrittrice e, in passato, anche autrice di romanzi erotici – ha infatti pubblicato un libro dal significativo titolo Straight: The Surprisingly Short History of Heterosexuality in cui sostiene, con oltre 200 pagine solidamente argomentate, che il concetto di eterosessualità non esiste di per se stesso, ma in contrapposizione a quello di omosessualità, e che – in definitiva – di esso non sappiamo un bel niente, ma lo utilizziamo come conoscenza acquisita e sedimentata nella nostra società. Possibile? Abbiamo subito voluto fare una prova e siamo andati a cercare ‘eterosessualità’ e ‘omosessualità’ su Wikipedia: sebbene non possa essere considerata una prova scientifica, al primo termine sono dedicate poche righe, mentre al secondo toccano un bel po’ di pagine, dimostrando che in effetti l’argomento eterosessualità è proprio uno di quelli di cui crediamo di sapere tutto, senza in realtà poter dire esattamente che cos’è.

L'arcobaleno, il simbolo simbolo universale di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali (LGBT), conosciuti anche come le 'persone arcobaleno'

Virtualmente, ogni cosa che sappiamo o pensiamo di sapere sulla sessualità e sull’eterosessualità, dipende dalla doxa“, spiega la Blank, che con il termine ‘doxa’ intende proprio fare riferimento al concetto della filosofia antica di ‘opinione’ o, per essere più esatti, di “conoscenza incerta opposta alla conoscenza scientifica, epistème“. Il nostro possesso del significato di eterosessualità si fonda dunque su una non meglio precisata ‘conoscenza comune’, ma nonostante ciò noi siamo certi di sapere, al contrario invece di generazioni di scienziati che da sempre cercano di ascrivere a una qualche categoria scientifica il concetto di ‘eterosessuale’ (così come di ‘omosessuale’), venendo però frustrati ogni volta nelle loro ricerche. Come spiega la Blank, infatti, le scienze fisiche non sono attrezzate per definire la sessualità, pertanto, benché “possa risultare ostico per una cultura la cui doxa ritiene che solo le scienze naturali possiedono il dogma dell’autorevolezza” è possibile dimostrare che le scienze sociali “non solo sono il percorso intellettuamente più onesto, ma anche quello scientificamente più corretto” per riuscire nell’intento.

Una teoria invero affascinante – anche se ‘popolare’ – che apre anche a un’altra riflessione non da poco. Se infatti l’eterosessualità in quanto tale non è definita, com’è possibile non solo parlare, ma proprio anche definire, concepire un suo opposto? “Nella scienza non dovrebbe neanche essere tecnicamente possibile prendere in considerazione che possa esistere un’eccezione a una regola fino a quando non è stato dimostrato che la regola esiste“, nota argutamente l’autrice di Straight: The Surprisingly Short History of Heterosexuality, che non a caso utilizza nel titolo la parola ‘straight’, termine con cui in slang americano si definiscono gli eterosessuali e la cui traduzione è ‘dritto’, in contrapposizione a ‘bent’, che identifica i gay con l’accezione di ‘coloro che deviano’ dalla normalità. Ma quale normalità, se detta normalità non ha neppure una propria definizione? Paradossalmente, infatti, il termine eterosessuale trova il suo significato grazie al proprio essere il contrario di ‘omosessuale’, parola coniata nel 1868 dal militante gay Károly Mária Kertbeny e da lui usata in un pamphlet anonimo contro una legge del regime prussiano che puniva gli atti sessuali fra persone dello stesso genere.

Da libro sulla sessualità, dunque, il lavoro di Hanne Blank diventa a tutti gli effetti un excursus sulla storia della conoscenza e mette in evidenza come credenze consolidate, a volte, possono entrare a fare parte della nostra vita con un peso e un’influenza capaci di determinare non solo tutto il nostro pensare ma anche ragionare, spingendoci a costruire giganteschi grattacieli di parole, convinzioni, modi di essere e di agire su fragilissime fondamenta di sabbia.

Károly Mária Kertbeny (1824-1882) in una foto scatta tra il 1850 e il 1860

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